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Recensioni per La Salamandra  
La Biblioteca recensisce su ogni fascicolo della rivista La Salamandra un libro o un dvd. Questa volta tocca ad un libro...

La pelle dell'orso

"Oggi non è che un giorno qualunque tra tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno può dipendere da quello che farai tu oggi" così scriveva Ernest Hemingway in Per chi suona la campana eppure questa frase potrebbe benissimo essere stata pronunciata tra i due protagonisti dell'ultimo libro del padovano Matteo Righetto La pelle dell'orso.
La pelle dell'orso è insieme romanzo di formazione dalle ambientazioni antiche ma dalla tematica attuale e romanzo di avventura che risente gli echi dei grandi scrittori di questo genere letterario (Jack Kerouac, Mark Twain, Jack London). Questa lettura, adatta a tutte le età, narra l'incredibile vicenda che si svolge negli anni '60 in un paesino ai piedi delle Dolomiti e che vede protagonisti Pietro e Domenico Sieff, padre e figlio. Nonostante la stretta parentela Pietro e Domenico hanno un rapporto travagliato: il grande dolore che li accomuna per la perdita della donna della famiglia: rispettivamente moglie di Pietro e quindi madre di Domenico ha innalzato un muro di incomprensione tra il padre, più interessato alla bottiglia che al figlio, e il dodicenne Domenico che cerca a tutti i costi attenzione ed affetto. Le problematiche di questa famiglia spezzata si svolgono nella tranquillità e nell'isolamento del piccolo paese di montagna che i due personaggi abitano. Da qualche tempo però gli abitanti non sono più così sereni perché tra i boschi si aggira El Diàol, orso feroce e gigantesco che terrorizza chiunque.
In cerca di redenzione e popolarità tra i compaesani una sera, Pietro in osteria lancia una sfida: ucciderà il terribile plantigrado per un milione di lire. Ecco che la mattina seguente Domenico viene alzato all'alba per una grande avventura: partire con il padre, zaino e fucile in spalla per seguire le tracce dell'orso. Per ragioni diverse quindi padre e figlio intraprendono questo viaggio: Domenico è quasi contento: ha finalmente l'attenzione che voleva da suo padre; Pietro, invece si ripete continuamente "se ammazzerò quell'orso sarò sistemato per sempre". Le istruzioni sono semplici, ma più facili a dirsi che a farsi: "La prima regola da seguire se ti imbatti in un orso che ti punta e tu sei armato è stare calmo. Mai e poi mai fare movimenti bruschi o azzardati. Seconda regola. Piazzarsi bene con le gambe e mirare all'animale senza farsi prendere dal panico. Terza regola. Respirare a fondo e sparargli sul muso al momento giusto, cioè quando l'orso è molto vicino. Più vicino è, meglio è. Vince chi ha più coraggio. Quarta regola. La più importante: dimenticati queste regole, perché l'orso con cui avremo a che fare è una bestia del tutto speciale".
Troveranno l'orso, o meglio l'orso troverà loro e....naturalmente, questa è una recensione quindi non stiamo qui a svelarvi la trama: se la vostra curiosità è stata solleticata, a voi la lettura!
Degne di nota sono anche le ultime pagine ambientate all'indomani del disastro del Vajont!
La pelle dell'orso, di Matteo Righetto, Parma, Guanda, 2013

Bambini bonsai di Paolo Zanotti

Ogni mese nella sede di Città Giardino i bibliotecari propongono vari spunti di lettura attraverso l'esposizione di libri su un medesimo argomento. Recentemente tra i vari percorsi ne è stato allestito uno intitolato "Utopie e distopie".
La distopia è l’altra faccia dell’utopia. Nel XX secolo accanto all’antichissima e più nota utopia, la narrazione della tanto sognata società felice e perfetta, si è affiancata quella della distopia ossia l'incubo generato dalle estreme conseguenze dei comportamenti più scellerati da parte dell'Uomo.
In questo fascicolo della rivista "La Salamandra" si è deciso di recensire "Bambini bonsai" di Paolo Zanotti, un libro che ha fatto bella mostra di sé proprio in quell’itinerario di lettura.
Il romanzo è ambientato in un futuro apocalittico: l’inquinamento ha provocato lo scioglimento delle calotte polari e il conseguente innalzamento degli oceani, sul Pianeta sono spariti gli atolli e le isole più piccole; Genova, città in cui è ambientato il libro, resiste tra il mare, ormai massa informe di rifiuti galleggianti e le frane causate dall'erosione del terreno. In questo scenario gli abitanti si sono rifugiati in un agglomerato di baracche arroccate tra le statue del cimitero di Staglieno.
Qui vive Pepe, il protagonista e voce narrante della vicenda.
In questo futuro spietato i bambini sono come i bonsai, ossia "coltivati in vaso" e il passaggio dall’infanzia al mondo degli adulti è particolare e ricco di pericoli. Il "rito di passaggio" si compie infatti attraverso una grande anarchica avventura che si svolge sotto un vero e proprio cataclisma: una fitta pioggia che presto diventa diluvio incessante. Gli adulti dell’agglomerato alle prime gocce che scendono dal cielo sono stupiti: gli ombrelli che solitamente usano per ripararsi dal sole all’inizio si prestano a cambiare destinazione d’uso, ma poi rivelano la loro fragilità e chi è già adulto o troppo piccolo, temendo la pioggia, si rifugia in un forzato isolamento. A questo punto Genova è solo dei bambini che vogliono abbandonare per sempre l’infanzia: loro sentono il richiamo primordiale dell’acqua e si accingono al viaggio d’iniziazione. Pepe in questo viaggio non sarà solo; con lui ci sarà la piccola quanto saggia Primavera. Sono inseparabili, ma il destino li metterà davanti ad un bivio: il conformismo o una scelta di vita che non scende a compromessi.
Un romanzo surreale che attinge a piene mani alla letteratura picaresca e fantascientifica. 229 pagine da leggere come una favola onirica in cui il rimando a Italo Calvino e William Golding è forte e palese. Il tratto distintivo di "Bambini Bonsai" non sta tanto nella trama e nell’originalità delle invenzioni fantastiche ma nella scrittura che denota un’assoluta padronanza dei mezzi espressivi perché si percepisce che ogni parola è lieve ma frutto di un’attenta scelta.
"Bambini bonsai" è stato l’esordio narrativo di Paolo Zanotti, "profeta di un mondo allo sbando" e scrittore che ci ha lasciato troppo presto. In eredità l’autore ha donato però a tutti i suoi lettori questo libro sul valore dell’infanzia, come stagione della vita densa e fugace, votata alla curiosità e alla scoperta.
Bambini bonsai, di Paolo Zanotti, Ponte alle Grazie, 2010.

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Il mio inverno a Zerolandia

La perdita di una persona cara è sempre dolorosa, ma è ancor più critica in età adolescenziale, perché la morte sembra qualcosa di lontano, “qualcosa che capita agli altri”. “Il mio inverno a Zerolandia”, opera prima di Paola Predicatori, è un romanzo di formazione che parla di un tabù per molti giovani: il dolore e la difficoltà di colmare il senso di vuoto che rimane dopo un lutto.
La scuola, le amiche, il motorino, i vestiti all'ultima moda e tanta voglia di divertirsi: sono questi i capisaldi della vita di Alessandra, l'adolescente protagonista del romanzo; ma le sue rassicuranti certezze crollano quando, a seguito di un male incurabile, sua madre muore. Tutto perde il suo significato, perché “la vita si ferma, il tempo va avanti”. Alessandra si rende conto di non essere più la stessa: torna a scuola tuttavia decide di trascorrere quell'ultimo anno scolastico non accanto alla sua amica di sempre ma isolandosi con il suo dolore all'ultimo banco della classe. L'ultimo banco però è già “territorio” dello schivo Gabriele Righi chiamato da tutti Zero per il suo manifesto orgoglio di ignorare ed essere ignorato dal mondo che lo circonda.
La decisione di relegarsi in fondo all'aula crea scalpore nella classe e siccome vige la regola “se stai con Zero sei zero” presto Alessandra diviene per tutti Zeta e all'ultimo banco si forma “una coppia agli estremi: il ragazzo invisibile e la ragazza ombra”.
“Adesso sono a Zerolandia. Nuovo paese, nuova gente, praticamente due, io e Gabriele Righi, l'unico e solo autentico Zero, il re assoluto di un regno deserto, giullare suo malgrado in una classe che non perde mai l'occasione di farsi due risate a sue spese. E lui ci sta, non ci ha mai deluso”. Il suo nuovo compagno di banco passa la giornata in silenzio, disegnando o “osservando dall'alto del suo trono, nella sala più grande e più tetra del suo castello di Zerolandia, e si capisce che quello che vede lo annoia e basta”.
Gabriele è veramente quello che sembra? Alessandra riuscirà ad elaborare il dolore per la perdita di sua madre?
In 239 pagine l'autrice ci racconta di Alessandra che decide di azzerarsi in un volontario isolamento a Zerolandia: un banco di scuola, spazio fisico ma soprattutto mentale, luogo di fuga dal mondo circostante e spazio bianco di ascolto dei propri pensieri e delle più diverse emozioni.
Il romanzo leggero per lo stile semplice che attinge ai modi del linguaggio giovanile è invece profondo per la descrizione poetica di sentimenti e stati d'animo.
Nonostante la tristezza e la malinconia l'autrice consiglia la lettura di questo libro ai ragazzi sia come incitamento a superare quella superficialità che spesso non permette di guardare con occhi nuovi se stessi e gli altri, sia come monito a trovare quegli spazi necessari per la riflessione perché solo solitudine e silenzio possono essere condizioni di rinascita.
Il mio inverno a Zerolandia, di Paola Predicatori, Rizzoli, 2012.
Disponibile per il prestito presso la sede Città Giardino.

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La favolosa vita di Henry N. Brown orsetto centenario

Alzi la mano chi non ha mai posseduto un orsacchiotto di peluche. Che fine ha fatto il vostro? Era l'inseparabile amico d'infanzia e poi, crescendo, ve ne siete scordati. Può essere finito in soffitta insieme agli altri giocattoli o, magari, lo avete regalato a qualche bambino che aveva più bisogno di voi, oppure semplicemente ve ne siete sbarazzati.
Raramente un orsetto di peluche resiste nella cameretta di un proprietario che è diventato adulto!
Il libro che la Biblioteca Comunale di Treviso vi presenta è intitolato La favolosa vita di Henry N. Brown orsetto centenario ed è l'opera prima della scrittrice tedesca Anne Melene Bubenzer. Il romanzo, salutato con grande entusiasmo di pubblico e critica in Germania, racconta le peripezie di un orsetto di pezza, ma se state immaginando che si tratta di un libro per bambini siete in errore. La narrazione in prima persona di un oggetto, seppure dal musetto dolcissimo e dalla pelliccia morbida e calda, ripercorre le alterne vicende del ventesimo secolo. Alice, una ragazza inglese, nel 1921, confezionò con ago e filo l'orsetto e lo chiamò Henry N. Brown. Il loro legame sembrava indissolubile invece presto iniziò a passare di mano in mano e di luogo in luogo: fu portato in nave a New York ma, dopo il crollo di Wall Street, tornò in Europa e lì conobbe la distruzione della Seconda Guerra Mondiale. Le vicende frenetiche e sanguinose di quegli anni lo sballottarono prima a Parigi, successivamente in Germania con una breve tappa addirittura in Norvegia poi, di nuovo in Francia fino a quando la sua padroncina partì come “angelo del fango” per salvare Firenze alluvionata: Infine, sempre più usurato l'orsetto trascorse gli ultimi anni, i più toccanti, prima in Ungheria e successivamente a Vienna dove la scrittrice lo acquistò in un negozio d'antiquariato.
All'inizio del libro Henry N. Brown, cambiando proprietario cambierà spesso anche nome (Puddly, Doudou, Mon ami, Paolo, Mici, Ole) viene intercettato all'aeroporto di Vienna nel bagaglio a mano della sua nuova proprietaria. I raggi X confermano che al suo interno c'è qualcosa di sospetto. In attesa di scoprire cosa si cela nella sua imbottitura, l'orsacchiotto passa in rassegna tutta la sua vita e ce la racconta attraverso la tecnica narrativa del flashback. Ricorda amici, infanzie di bambini spensierati, gioiosi o terribili, ma anche qualche adulto perché in fondo siamo tutti un po' bambini ed è difficile non essere conquistati dalla tenerezza di un orsetto di pezza che, senza nulla pretendere, raccoglie confidenze, abbracci e tante, tante coccole.
L'ombra della Storia con la s maiuscola allunga la sua ombra sulle tante piccole storie personali condizionandole, ma seppur la grande Storia tace sulle esistenze dei singoli, la storia di Henry N. Brown orsetto centenario, ci insegna che gli oggetti, seppur testimoni muti (è solo nella finzione letteraria ideata da Anne Melene Bubenzer che gli orsacchiotti parlano) raccontano storie straordinarie.
Se anche voi ricordate con nostalgia il vostro orsetto dell'infanzia, venite in biblioteca, sede di Città Giardino e prendete in prestito questo romanzo semplice ma pieno di magia.
La favolosa vita di Henry N. Brown orsetto centenario, di Anne Helene Bubenzer, Sperling & Kupfer, 2012.

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Curriculì, curriculà... ma cercare lavoro non è uno scherzo!

Cercare lavoro è una cosa seria, anzi molto seria soprattutto negli ultimi tempi in cui la crisi economica ha fatto impennare i dati della disoccupazione.
L’estate spesso per i giovani è un periodo interessante per affrontare il mondo del lavoro. I mesi estivi, grazie all’interruzione delle lezioni, si possono rivelare come il momento ideale per farne un’opportunità di guadagno e far fronte ad una nuova esperienza grazie ad un lavoro stagionale. Il primo passo è scrivere il curriculum, questo è un vero e proprio biglietto da visita per attirare l’attenzione e passare al secondo step: il fatidico colloquio di lavoro.
In questo fascicolo estivo del giornalino "La Salamandra" la Biblioteca comunale di Treviso vi propone la lettura di "Curriculì Curriculà", una guida divertente sulla compilazione del curriculum vitae e su come sostenere il colloquio. I due autori, Enza Consul e Assunta Di Fresco, dietro i cui pseudonimi si nascondono due affermati professionisti delle Risorse Umane, hanno raccolto in 145 pagine i più strani errori e i più curiosi svarioni di alcuni candidati che hanno incontrato nella loro vita professionale. Da pagina 146, invece, i "cacciatori di teste" hanno descritto in modo umoristico i profili professionali di alcune posizioni aziendali. Enza Consul e Assunta Di Fresco non sono nuovi ad operazioni di questo genere: hanno già pubblicato "Curricula Ridicola", "Uno straccio di curriculum" e "Lo sproloquio del colloquio". Gli autori di queste pubblicazioni hanno voluto creare una guida pratica, ma anche divertente secondo la finalità di "imparare divertendosi": infatti, tra un sorriso e una discreta risata il lettore si trova nella condizione di imparare dagli errori degli altri e valutare di conseguenza cosa scrivere, dopo aver compreso cosa è meglio non scrivere. Il curriculum è un documento di cruciale importanza quindi deve essere veritiero, ma anche esclusivo, cioè il candidato non ne deve scriverne solo uno e fotocopiarlo, ma lo deve "risistemare" ogni volta che lo invia in quanto deve essere calibrato sulla posizione per la quale ci si sta candidando. Ci sono errori che firmano la condanna inevitabile all’esclusione: grazie all’informatica e al correttore automatico degli errori ortografici la qualità grammaticale sembra migliorata rispetto al passato, ma il correttore non corregge anche la sintassi! Altro nodo dolente: il curriculum europeo! Il primo capitolo del libro che vi stiamo illustrando è dedicato proprio a questo argomento. La presa di posizione degli autori sull’appiattimento delle competenze nel curriculum formato europeo è netta: essendo un modello standard, uniforma tutto e il pericolo è che non emergano le specificità del candidato. Purtroppo in molti ambiti questo tipo di curriculum è espressamente richiesto.
Se siete alle prime armi con il vostro curriculum, o semplicemente volete rimaneggiarlo per farlo diventare più efficace, non vi resta che leggere il libro. E’ esposto presso il banco reference della sede di Città Giardino.
Buona estate

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La corsa delle onde - Torna all'elenco

La Biblioteca Comunale di Treviso recensisce ancora una volta un fantasy!
Lo studioso francese André-François Ruaud asserisce che "il fantasy si sta definendo la figura per eccellenza dell’immaginario" e non c’è alcun dubbio dato che è diventato uno dei generi letterari di maggior successo dei nostri tempi. Dopo l’urban fantasy "Il diario di London Lane" proponiamo questa volta "La corsa delle onde" di Maggie Stiefvater. Romanzo atteso con ansia dai cultori della scrittrice/musicista statunitense divenuta popolare tra i giovanissimi con "Shiver", la serie sui lupi mannari. In "La corsa delle onde" Maggie Stiefvater abbandona le creature delle tenebre, entrate in frotta negli ultimi anni nella letteratura destinata ad un pubblico giovane, per attingere a piene mani al fascino del folclore della Scozia e di parte dell’Inghilterra. In quelle zone infatti le leggende narrano l’esistenza dei capaill uisce: strane creature selvagge e carnivore, simili a cavalli, ma appartenenti al mondo acquatico.
Le popolazioni delle zone costiere del Regno Unito credono che se si riesce ad imbrigliare e sellare un capall uisce si cavalca un cavallo veloce come il vento, piccolo particolare: questa cavalcata può essere fatale al cavaliere perché i cavalli d’acqua se non tenuti a briglie strette tendono a correre fino alle profondità marine portando con sé il proprio cavaliere. Da queste leggende si snoda il romanzo di Maggie Stiefvater i cui ingredienti sono: atmosfere magiche, conflitti e forti emozioni. La storia viene narrata direttamente dalle voci dei due protagonisti (il coraggioso Sean e l’orgogliosa Puck) che, fin dal loro primo incontro, capiscono di essere uniti dall’amore per i cavalli e per la loro Thisby, un’isola circondata dal mare burrascoso che si infrange sulle alte scogliere lambite perennemente dal vento.
Ogni novembre dalle onde emergono i cavalli d’acqua e ogni anno gli uomini dell’isola cercano di catturarli per usarli in una gara all’ultimo respiro: la corsa dello scorpione. Il diciannovenne Sean Kendrick è il vincitore incontrastato delle ultime quattro edizioni della corsa, ma quest’anno i giochi sono aperti perché tra i partecipanti c’è anche una donna che sfida l’usanza secolare che vede solo concorrenti maschi. E’ Kate Puck Connolly, una ragazza determinata a far confrontare la sua cavalla di terra con i cavalli d’acqua e a conquistare l’ambita posta in gioco: la fama e il premio in denaro. La corsa dello scorpione "è come una battaglia. Una guerra di cavalli e uomini e sangue. I più forti e i più veloci di quelli che restano dopo due settimane di preparazione sulla sabbia. E' la spuma del mare sul viso, la letale magia di novembre sulla pelle, i tamburi dello Scorpione che prendono il posto dei battiti del cuore. E' velocità, se hai fortuna. E' vita ed è morte, oppure l'una o l'altra, e non c'è niente che le assomigli" però non aspettatevi un libro d’azione perché la corsa mozzafiato è descritta solo da pagina 380 a 404! "La corsa delle onde" è un romanzo prevalentemente di sentimenti! D’amore per la propria terra, per la propria famiglia, e per il proprio animale!
Se non vi abbiamo convinto a leggere questo romanzo, ci pensa da sola l’autrice. Visitate il suo sito http://maggiestiefvater.com, la grafica è veramente accattivante e ci sono anche i collegamenti al suo canale youtube e naturalmente a facebook, a twitter e a flinckr, lì infatti si possono vedere anche le foto scattate nello Yorkshire, le cui scogliere hanno ispirato le descrizioni di Thisby.
Buona lettura da parte della Biblioteca Comunale di Treviso

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Il diario di London Lane - Torna all'elenco

Quanto è straordinaria la nostra mente! Fin da piccoli immagazziniamo ricordi e conoscenze che, tassello dopo tassello, compongono ciò che noi siamo! Ma cosa succederebbe se la memoria funzionasse al contrario? Se invece di ricordare il passato, avessimo solo visioni del futuro?
Questo è ciò che accade a London Lane, la protagonista del romanzo d'esordio di Cat Patrick.
Ogni sera la sedicenne London deve appuntarsi tutto ciò che le è successo nel corso della giornata perché, a seguito di un trauma, ogni notte, esattamente alle 4.33, la sua memoria si cancella.
Passato, presente e futuro: se è vero che comprendiamo il presente leggendo il passato e costruiamo il futuro partendo da ciò che stiamo facendo in questo momento, è normale che London Lane, la protagonista del libro che la Biblioteca Comunale vi sta proponendo, sia un po' smarrita e spaesata! Per fortuna ci sono due persone che aiutano London nella vita quotidiana: sua madre e Jamie, la migliore amica nonché compagna di scuola. Proprio tra i banchi di scuola London conoscerà Luke, un ragazzo molto affascinante con cui inizierà una delicata love story, ma Luke non si darà per vinto e sarà determinato a farle tornare la memoria a tutti i costi. London, nonostante l'amnesia, riesce comunque a vivere una vita normale, ma questa tenera storia d'amore sarà messa alla prova da una “tetra visione” che si ripropone più volte: una cerimonia funebre…chi è stato o chi verrà ucciso? London e Luke riusciranno a rimanere insieme?
Tra flashback, flashforward e mistery l'autrice grazie alla trama accattivante e alla narrazione in prima persona ha scritto questo urban fantasy da batticuore sia per l'atmosfera densa di suspence sia perché in alcune pagine Cat Patrick strizza l'occhio al genere romance; non stupisce, dunque, che la Paramount ne trarrà presto un film con Hailee Steinfeld nel ruolo della ragazza dai capelli rossi affetta da amnesia.
Unica pecca del libro il titolo in italiano: London Lane non scrive un diario, ma appunti, fogli sparsi e promemoria; quindi è molto più calzante alla trama il titolo originale “Forgotten”. Gli appunti annotati dalla protagonista del romanzo sono anche graficamente diversi rispetto alla narrazione: sono stampati in corsivo.
A parte l'avventata traduzione del titolo, passare il tempo leggendo delle avvincenti peripezie di London, Luke e Jamie è piacevole e coinvolgente. Lo stile di Cat Patrick, semplice e fluido, conquista dalla prima all'ultima delle 295 pagine.

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Lo zoo di mezzanotte e L’asinello d’argento - Torna all'elenco


La biblioteca comunale di Treviso per il fascicolo di dicembre/gennaio de La Salamandra propone ogni anno sull’onda del clima natalizio la recensione di un racconto o un romanzo in cui prevalgono i buoni sentimenti.
In questo fascicolo vi presentiamo ben due libri “a lieto fine”: Lo zoo di mezzanotte e L’asinello d’argento: due “favole” di Sonya Hartnett commoventi e senza tempo sulla guerra e sulla libertà.
Nel primo romanzo si racconta l’avventura di Andrej e Thomas, due fratelli rom di dodici e nove anni. In un’imboscata alcuni soldati hanno catturato tutti gli abitanti del campo in cui vivevano ecco perché sono in fuga e attraversano paesaggi desolati dove i bombardamenti della Seconda guerra mondiale hanno inflitto profonde cicatrici. I due bambini sono stati abituati alla vita raminga fin dalla più tenera età perché sono nomadi, ma questa volta è diverso: si muovono solo col favore delle tenebre con uno zaino in spalla e in testa l’eco delle ultime parole gridate dalla loro madre: Scappate bambini! Nello zaino presto si rivela un carico prezioso: Wilma, la loro sorellina che ha solo qualche mese. Strada facendo ai confini dell’ennesimo villaggio devastato e ridotto a un cumulo di macerie, i nostri protagonisti trovano un piccolo miracolo verde: uno zoo. Nelle gabbie intatte e ancora disposte in cerchio vivono una leonessa, un lupo, un cinghiale, un camoscio, un lama, un’aquila, un orso, una foca, un canguro e una scimmia. Sono incustoditi da tempo e quindi allo stremo. Gli uomini sono troppo indaffarati a combattersi l’un l’altro per nutrire gli animali che loro hanno messo in gabbia. Il destino dei bambini e degli animali è comune: entrambi sono affamati, soli, in una situazione più grande di loro e fuori dalla loro logica.
Empatia e condivisione della propria storia: sono queste le parole magiche che permettono la rottura della gabbia della solitudine e della diversità. La guerra, il potere salvifico della parola, gli animali erano già stati protagonisti nella fantasia di Sonya Hartnett, autrice australiana di fama internazionale, vincitrice nel 2008 dell’Astrid Lindgren Memorial Award, il più prestigioso premio di letteratura per l’infanzia. In L’asinello d’argento due sorelline, Marcelle e Coco rispettivamente di undici e nove anni, nei boschi della Francia del Nord trovano un soldato inglese disertore. In mano stringe un asinello d’argento portafortuna. Con l’aiuto di Pascal, il loro fratello più grande lo nascondono, lo sfamano e lo proteggono. In segno di ringraziamento il luogotenente gli racconta quattro storie il cui protagonista è l’asino, animale nobile, modesto, paziente, comprensivo, gentile, laborioso e coraggioso. Uno dei suo racconti è molto natalizio: ecco perché ne consigliamo la lettura in questo periodo dell’anno. E’ la storia della vecchia asina Hatzel testimone della nascita di un bambino in una stalla di Betlemme. Se questo bambino è nato è anche grazie alla sua opera: sulla sua groppa la madre incinta e il padre sono scappati dalla furia di un re infanticida.
Sia in Lo zoo di mezzanotte, sia in L’asinello d’argento con lirismo e una qualità di scrittura sorprendente Sonya Hartnett ci regala storie di coraggio, fratellanza e generosa determinazione adatte a tutte le età. L’autrice getta “uno sguardo gentile, ma risoluto sugli orrori della guerra e sul potere dell’innocenza”.
Lo zoo di mezzanotte di Sonya Hartnett è disponibile per il prestito presso la sede di Città Giardino; invece L’asinello d’argento vi aspetta in Biblioteca Ragazzi: due ottime letture per le feste natalizie!
Buone feste dalla Biblioteca Comunale di Treviso

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Richiedi o prenota L'asinello d'argento (il libro si trova in Brat e per la richiesta/prenotazione/prestito occorre essere associati alla biblioteca dei Ragazzi).

Una settimana all'aeroporto - Torna all'elenco



"Se mi avessero chiesto di portare un marziano a visitare un luogo che racchiudesse efficacemente tutto lo spettro dei temi che percorrono la nostra civiltà […] mi sarei senz'altro diretto verso gli atri delle partenze e degli arrivi di un aeroporto" con queste parole Alain de Botton si è convinto nell'estate del 2009 ad accettare una strana proposta.
Noto filosofo e vero e proprio "cittadino del mondo" (è nato in Svizzera, ma risiede a Londra e viaggia parecchio!) Alain de Botton nel 2009 fu contattato telefonicamente da una multinazionale specializzata nella gestione di scali aeroportuali per un incarico particolare: osservare da una scrivania collocata nel bel mezzo dell'atrio dell'aeroporto londinese di Heathrow tutto ciò che avveniva sotto i suoi occhi in una settimana e poi "metterlo su carta" per realizzare, per scopi commerciali, qualcosa in più di una brochure. Ecco come è nato "Una settimana all'aeroporto", un libretto "acuto e allo stesso tempo molto divertente": 130 pagine con molte fotografie scattate lì, "in presa diretta" per pubblicizzare uno degli scali internazionali più importanti al mondo.
La finalità promozionale del libro non è certo piaciuta alla critica letteraria che si è dilungata in un acceso dibattito sul ruolo dello scrittore e sull'asservimento culturale al marketing, ma il grande pubblico è passato sopra a tutto ciò leggendo queste pagine per quello che sono: uno scritto piacevole, a metà tra il diario e l'inchiesta, che risponde all'esigenza sempre più pressante della società di vedere il backstage, ossia aprire al pubblico i locali in cui normalmente campeggia il cartello "vietato l'accesso ai non addetti".
Tradizionalmente si definiscono non-luoghi tutti quegli spazi che non sono identitari e relazionali, ossia appartengono alla dimensione della provvisorietà e del transito in quanto costruiti appunto per facilitare la circolazione accelerata di beni e persone: milioni di persone li frequentano, ma nessuno li abita.
La parola non-luogo nel libro che la biblioteca vi sta suggerendo non compare mai. L'aeroporto da non-luogo diviene crocevia di storie, vite ed emozioni. Sotto gli occhi dello scrittore, infatti sono passati innamorati che si separano, uomini d'affari soli e stanchi, immigrati respinti alla dogana, persone in cerca di un futuro migliore, turisti impazienti di raggiungere la tanto agognata meta esotica, ma anche chi torna a casa con un bagaglio più pesante di esperienze, conscio che il giorno dopo dovrà riprendere la quotidiana routine.
Una parziale redenzione per questo "diario da Heathrow" c'è perché l'aeroporto spesso diventa il pretesto per una riflessione sul concetto di viaggio e sulla natura umana, instancabile e sognatrice che fa percorrere grandi distanze per i più disparati motivi.
Se siete almeno una volta transitati per Heathrow, se vi siete mai chiesti come nascono i piatti che si mangiano in aereo, se siete o vorreste essere più spesso dei viaggiatori, o semplicemente siete d'accordo con l'autore che gli aeroporti sono i centri creativi della cultura contemporanea questo libro fa per voi.
E' disponibile in biblioteca per il prestito presso la sede di Città Giardino.

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La biblioteca dei mille libri - Torna all'elenco



In questo numero del giornale La Salamandra la Biblioteca Comunale di Treviso propone l'intervista a Irfan Master, autore internazionale di cui da poco è stato edito in Italia il romanzo "La biblioteca dei mille libri", che è disponibile per il prestito presso la sede di Città Giardino.


Titolo: La biblioteca dei mille libri
Autore: Irfan Master
Editore: Newton Compton
Pagine: 254


Sinossi: India settentrionale, 1947. Bilal vive con suo padre - il suo amato bapuji in una povera casupola in una città del Gujarat. L'unica loro ricchezza è un'intera biblioteca di libri collezionati nel corso degli anni e custoditi con cura. Fin da quando Bilal era bambino, suo padre, con occhi che brillavano d'entusiasmo, gli ha letto storie tratte da quei libri. Bilal ha appreso tanto dal suo bapuji: saggezza e cultura, tra loro c'è sempre stato un grandissimo affetto, ben al di là del rapporto padre-figlio. Ma ora sta morendo: un cancro lo divora, come quello che pian piano sta distruggendo la gloriosa India, dilaniata dall'odio tra le fazioni religiose. Nonostante sia solo un ragazzino, Bilal sa che la guerra civile sta arrivando e ben presto il suo Paese non sarà più lo stesso. Suo padre però non deve saperlo. Deve morire in pace e serenità pensando che l'India sia ancora come lui ha contribuito a costruirla: il paradiso di pace e fratellanza cantato dal poeta Tagore. E così, aiutato dai suoi fedeli amici, Bilal farà di tutto per tenerlo all'oscuro della verità: allontanerà gli estranei con scuse improbabili, organizzerà un sistema di sorveglianza sui tetti, farà stampare finti giornali... Ma per sessant'anni si porterà sulla coscienza il peso della sua meravigliosa bugia.

Irfan Master vive in Inghilterra, ma è originario del Gujarat, in India, dove è ambientato il suo romanzo. E' scrittore e bibliotecario, ecco perché è stato facile per noi mettersi in contatto con lui.
Come bibliotecario, Irfan lavora per promuovere la lettura.
La biblioteca dei mille libri è il suo primo romanzo ed è stato finalista al premio Waterstones Book.

Intervista

Parlaci del tuo romanzo La biblioteca dei mille libri

E' la storia di un rapporto tra un ragazzo e suo padre morente in un momento particolare della Storia dell'India. In sostanza, è una storia d'amore, l'amore di un figlio per il proprio padre, ma è anche la storia di un gruppo di ragazzi, amicissimi fin dall'infanzia, che cercano di stare insieme, anche se il peso della storia, e le diversità religiose e politiche sono contro di loro; infine, è la storia di una bugia.


Bilal, il protagonista, è un ragazzo gentile e premuroso, con le migliori intenzioni ma il confine tra giusto e sbagliato è labile, il suo comportamento è giustificabile dato che è una bugia a fin di bene?

Volevo scrivere una storia in cui è il lettore a decidere cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Come scrittore sono sempre stato interessato ad esplorare le ambiguità nei rapporti umani: le cosiddette "zone grigie" della vita. Con questo romanzo, sono stato in grado di farlo descrivendo un rapporto difficile con la verità. Nonostante l'empatia con Bilal il lettore de "La biblioteca dei mille libri" si dovrà chiedere se ciò che sta facendo è giusto. Volevo porre la domanda: è accettabile una bugia a fin di bene? Vorrei che questa domanda aleggi nella mente del lettore per tutta durata del romanzo.


Quanti anni avevi quando hai iniziato a scrivere?

Ho iniziato a scribacchiare quando avevo 13 anni, su agendine e su foglietti del quaderno a quadretti. Ero senza speranza in matematica ma mi piaceva scrivere su carta a quadretti. Ho scritto molto e mi piaceva in segreto creare personaggi e mondi fantastici. Per quasi 20 anni è stato il mio segreto, solo ultimamente ho condiviso i miei scritti quando ho capito che è bello condividere le storie con gli altri.




Perché hai scelto come ambientazione per il tuo romanzo il 1947, anno della partizione dell'India? Nonostante l'ambientazione storica cosa è ancora attuale nel tuo romanzo?

Mia madre è nata in Pakistan e mio padre in India così c'era sempre questa distinzione nella mia mente quando ero piccolo. Mio nonno è nato in India, ma si trasferì in Pakistan durante i disordini nel 1947, mi sono incuriosito a quel periodo storico e volevo leggere la storia non ufficiale. Quando mi sono reso conto che nessuno aveva scritto un romanzo, adatto anche ai più giovani, su quel periodo sono stato un po' sorpreso...non immaginavo che da lì a poco l'avrei scritto io!
Molti dei temi del romanzo sono universali: questa storia potrebbe essersi svolta in qualsiasi paese in cui vi è stata guerra civile e intolleranza religiosa, ma i valori fondanti come il coraggio e la famiglia sono stati e sempre saranno l'ancora di salvezza.


La tua più alta ambizione letteraria?

La mia unica ambizione letteraria è quella di scrivere un romanzo da cui i giovani possano tratte spunti interessanti e pertinente anche tra 100 anni.

La Biblioteca Comunale di Treviso ringrazia la disponibilità di Irfan Master e augura a tutti i lettori, dato che questo è l'ultimo numero de "La Salamandra" prima della pausa estiva un'estate ricca di splendide letture.
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Un giorno questo dolore ti sarà utile - Torna all'elenco



Nello scorso numero de La Salamandra a pagina 23 si dava notizia che prossimamente al cinema sarebbe uscito il film di Roberto Faenza intitolato Un giorno questo dolore ti sarà utile. Per chi l'ha visto, ma anche per chi ha perso l'occasione, perché non cogliere l'opportunità di leggere il libro di Peter Cameron da cui è stato tratto il film? I romanzi dello scrittore statunitense proprio per la ricchezza di dialoghi sono sceneggiature già pronte per la trasposizione cinematografica, anche se in questa perdono un po' della loro magia.
Esistono romanzi che sono difficili da raccontare perché la loro originalità non è tanto nella trama ma nelle atmosfere che sanno ricreare. Un giorno questo dolore ti sarà utile di Peter Cameron rientra in pieno in questa casistica.
E' un romanzo di formazione, ossia appartiene a quel genere letterario fiorito nell'Ottocento che racconta, spesso in prima persona, l'evoluzione del protagonista verso la maturità e l'età adulta. Da ben tre generazioni manifesto della ribellione giovanile è il romanzo di J. D. Salinger Il giovane Holden, ecco perché James Sveck, protagonista del libro che stiamo raccontandovi è stato subito paragonato a Holden, ma, a parte il rifiuto delle convenzioni, null'altro li accomuna perché i tempi sono cambiati: Holden Caulfield si ribellava alla rigida società degli anni '50, James invece è un ragazzo del XXI secolo che vive a New York, città ancora profondamente ferita dall'11 settembre. L'inquietudine di James si palesa alle persone che lo circondano nel momento in cui è al bivio: andare all'università ed omologarsi alla vita di un giovane in carriera o scegliere ciò che vuole realmente (comprare una casa nel Midwest e dedicarsi alla sua più grande passione: la lettura). Il sogno di James, diciottenne dall'intelligenza curiosa e dalla profonda sensibilità, sarebbe non proseguire gli studi perché è convinto di poter imparare tutto quello che vuole leggendo i libri che lo interessano. Il disagio del personaggio nato dalla penna di Peter Cameron ha in realtà una duplice ragione: il vuoto della famiglia contemporanea (sgangherata e composta da elementi distanti e distratti) e l'assenza di certezze nella frenesia e nel cinismo tipico dei nostri giorni. Tutto ruota attorno al protagonista, sensibile, convinto della sua scelta nonostante il mondo gli remi contro: gli altri personaggi del libro, infatti, pur dediti a comportamenti bizzarri, con un pizzico di ironia, consigliano proprio a James un aiuto psicoterapeutico.
La lenta coscienza di sé non avverrà però grazie alla competenza della psicoterapeuta, ma alla saggezza della nonna che gli svelerà che il segreto della vita è "non lasciarsi abbattere dai momenti brutti. Devi considerarli un dono, un dono crudele, ma pur sempre un dono": ecco perché "un giorno questo dolore ti sarà utile".
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Avevano spento anche la luna - Torna all'elenco



Tutto ha inizio nel gennaio 2011: il libro di cui stiamo per raccontarvi non è ancora stato pubblicato, ma già se ne parla. In marzo finalmente negli Stati Uniti viene dato alle stampe con il titolo "Between shades of gray". Il romanzo, definito unanimemente dalla critica una lettura fondamentale, subito si piazza ai primi posti della top-ten dei bestseller: un bel successo per l'esordiente Ruta Sepetys!
In Italia esce in settembre per Garzanti con il titolo (molto meno eloquente di quello originale) "Avevano spento anche la luna".
La protagonista di questo romanzo è Lina, la sua avventura, ispirata a fatti accaduti realmente, viene pubblicata in 28 paesi.
Questa è la storia editoriale di un libro destinato a diventare una di quelle letture che si perpetrano per generazioni, magari assegnate dagli insegnanti. Un libro non si legge solo perché ha avuto risonanza internazionale; quindi ci sembra doveroso riassumere brevemente la trama di queste 298 pagine: Lina, ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una sola notte per cambiare il corso di tutta una vita. Il 14 giugno del 1941 la polizia sovietica irrompe in casa della sua famiglia. Lei, suo fratello minore, sua madre e suo padre, rettore dell'Università di Vilnius (capitale della Lituania) sono sulla lista nera e perciò sono costretti ad affrontare in condizioni disumane un lungo viaggio tra le steppe russe fino alle distese di ghiaccio siberiane prossime al circolo polare artico. Fame, freddo, sete, violenze eppure Lina è convinta: "mi hanno tolto tutto. Mi hanno lasciato soltanto il buio e il freddo. Ma io voglio vivere. Ad ogni costo".
C'è una frase del romanziere/filosofo Albert Camus (1913-1960) a cui non si può fare a meno di non pensare leggendo l'avventura di Lina: "alla fine ho imparato che, anche nel profondo inverno, dentro di me regnava un'invincibile estate"; infatti Lina, nonostante tutto, trova in sé la forza di sopravvivere ogni giorno, sperare nella salvezza, innamorarsi, continuare, a rischio della propria vita, a coltivare la sua passione per il disegno. Trova nell'arte la sua speranza: documenta tutto, anche l'inenarrabile perché deve far giungere disperatamente i suoi disegni al campo di prigionia dove è stato recluso suo padre: è l'unico modo per "gridare" che lei, sua madre e suo fratello sono ancora vivi.
Questa volta non è il solito consiglio di lettura che la Biblioteca Comunale di Treviso dispensa dalle pagine de "La Salamandra", ma nasce dall'invito stesso dell'autrice del romanzo: "Parlatene" e non intende certamente di parlare della sua opera, ma di quello che è successo alla Lituania affinché tutti sappiano. Negli anni ‘70 Aleksandr Solzenicyn con il suo "Arcipelago Gulag" ha svelato al mondo le atrocità delle persecuzioni sovietiche nascoste dalla Cortina di ferro: si calcola che più di venti milioni di persone siano state uccise e che i paesi baltici (Lituania, Lettonia ed Estonia) abbiano perso più di un terzo della loro popolazione. Questo romanzo, duro, poetico, emozionante è soprattutto potente per l'informazione che trasmette. E' un romanzo importante che merita il maggior pubblico possibile. Da non perdere.
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Buon compleanno - Torna all'elenco



Una bambina che abbraccia un cane: è questa l'immagine di copertina di "Buon compleanno", esordio letterario di Manuela Cattaneo della Volta.
La copertina è un'istantanea dell'infanzia della protagonista di questo romanzo, Scricciolina, una bambina candida e ombrosa, a volte un po' strana, che ha tanta voglia di imparare a nuotare anche se ha paura dell'acqua. Davanti al mare abbraccia Qui, il suo cane. Nella fotografia entrambi scrutano l'orizzonte in attesa della prossima prova che la vita gli riserverà. Sono solo loro due, soli.
Questo romanzo parla di solitudine; infatti quante volte seppur contornati da parecchie persone che entrano quasi di prepotenza nella nostra vita ci sentiamo soli? La solitudine è una condizione dell'anima e Scricciolina lo sa perché lei è sempre vissuta sola e con le responsabilità di un'adulta. Nel suo animo pesa profondamente la perdita del padre a due anni, tanto che in una lettera indirizzata a lui e che non verrà mai spedita scrive: "volevo essere banale, volevo essere la figlia di un padre, volevo poter dire mio papà, mio padre e persino il mio papà".
In "Buon compleanno" non ci sono nomi, ma solo soprannomi: questo è l'escamotage narrativo elaborato dall'autrice per sottolineare ancora di più la solitudine di Scricciolina: c'è Livido, l'amica d'infanzia, Occhibuoni, il compagno di classe, Duelaghi, l'unico uomo che abbia mai fatto felice la madre. Il romanzo si svolge in forma di ricordo e poi, quando Scricciolina impara a scrivere, sotto forma di diario: a lui (e a noi) confida proprio nel giorno più speciale dell'anno, il proprio compleanno, le sue vicissitudini dalla nascita ai ventidue anni. Per i suoi sei anni Scricciolina riceve come dono un dizionario e così scopre la ricchezza semantica della lingua italiana e da allora, oltre a narrarci in prima persona il mondo che sta fuori e dentro di sé, per ogni anno, sceglie anche una parola chiave tratta dal Dizionario Garzanti della lingua italiana. Questa è la struttura particolare di "Buon compleanno" e al lettore non resta altro da fare che, capitolo dopo capitolo, augurare una vita migliore alla protagonista che, nonostante la giovane età, ha già capito che "la vita ti fa gli auguri, ma non ti regala niente". Un romanzo dalla scrittura agile, che appassiona e che piacerà soprattutto alle ragazze perché parla di sentimenti: amarezza ma anche tanta tenerezza si può rintracciare infatti nei ventidue giorni speciali di Scricciolina, una grande bambina piena di responsabilità che poi, sarà una bambina grande che si trasformerà, alla fine, in una ragazza che riuscirà a conquistare il proprio spazio nel mondo.
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Nel mare ci sono i coccodrilli - Torna all'elenco





L'estate, spesso sinonimo di viaggi e vacanze, è da poco terminata; così la Biblioteca Comunale di Treviso ha scelto di proporre un libro che parla di un viaggio, ma questo viaggio non ha nulla a che vedere con il turismo.
Nel mondo infatti molte persone intraprendono lunghi ed avventurosi spostamenti, non per piacere ma per la propria salvezza ed incolumità. E' questo il caso di Enaiatollah Akbari.
Fabio Geda ha raccolto la testimonianza di questo ragazzo afgano mettendola su carta e così è nato il libro Nel mare ci sono i coccodrilli.
In Afghanistan Enaiatollah è ogni notte costretto a dormire in una buca insieme al fratello perché loro rappresentano il risarcimento al danno che suo padre, morendo in un incidente stradale, ha procurato alla merce che trasportava. Quando Enaiatollah diventa grande, la buca è troppo piccola, allora la madre lo accompagna in Pakistan, gli dice khoda negahdar (ossia addio) e scompare per sempre. Dal Pakistan ha inizio un'odissea incredibile che, attraverso l'Iran, la Turchia e la Grecia, lo porterà in Italia dove acquisirà lo status di rifugiato politico. Durante questo viaggio Enaiatollah incontrerà l'umanità nei suoi aspetti più crudeli ma anche più nobili: persone che lo aiuteranno ospitandolo o rifocillandolo ma anche persone come i "mercanti di uomini" che, con pochi scrupoli, lo sfrutteranno. Il libro, di 155 pagine, di facile lettura nonostante l'argomento profondo, risveglia le coscienze e non cade mai nella retorica. Quasi quotidianamente infatti sentiamo parlare di emigrazione e, a volte, con miope freddezza guardiamo le immagini dei telegiornali che ci mostrano dei disperati che arrivano, via mare, sulle coste italiane, sui barconi della speranza o, via terra, nascosti nei tir; dimenticando che spesso per chi nasce in quei territori martoriati da conflitti e violenza non c'è altra soluzione: Enaiatollah ce l'ha fatta, ma il pensiero non può non correre a quanti non ci riescono.
Dopo un successo di oltre 100.000 copie vendute, Nel mare ci sono i coccodrilli diventerà presto un film, quindi prepariamoci a vederlo prossimamente sui grandi schermi, intanto gustiamocelo però su carta…di questo libro ne abbiamo 2 copie: una nella sede di Città Giardino e una presso la Biblioteca Ragazzi (Brat).
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Le biblioteche raccontate a mia figlia - Torna all'elenco





La casa editrice Bibliografica ha da poco inaugurato una collana che si rivolge direttamente agli utenti delle biblioteche per spiegare, con linguaggio semplice e comprensibile, il ruolo e i servizi che queste offrono. La finalità quindi è simile a quella che si è proposta la Biblioteca Comunale di Treviso quando ha accettato la collaborazione con il periodico La Salamandra: informare sulla biblioteca e sui suoi servizi in modo chiaro ed immediato. Noi per questi mesi vi abbiamo proposto un tour su ciò che siamo ed offriamo; invece in Le biblioteche raccontate a mia figlia, primo volume della collana Conoscere la biblioteca Fernando Venturini, funzionario presso la biblioteca della Camera dei deputati, propone una sorta di visita guidata attraverso le innumerevoli e varie biblioteche.
Tra un passato glorioso di quasi totale monopolio dell'informazione e la previsione di un futuro in cui, secondo molti, sarà decretata la fine delle biblioteche come spazi fisici, queste vivono un presente di incertezze, ma anche di grandi potenzialità offerte al mondo della cultura e del sapere da internet e dai new media. Quando si entra per la prima volta in una biblioteca non si pensa a quanto un'informazione libera, indipendente e di qualità sia ingrediente indispensabile per la democrazia e la società civile. I ragazzi, in Italia, spesso arrivano fino alle soglie della tesi di laurea senza esser mai entrati in una biblioteca. Sul suolo nazionale, infatti, scarseggiano spesso biblioteche scolastiche e per ragazzi: strumenti educativi considerevoli e determinanti per iniziare al piacere della lettura.
Fernando Venturini in poco più di cento pagine riesce a condensare, a grandi linee, un manuale di biblioteconomia (la disciplina che studia le biblioteche) e di scienze affini (storia della lettura, storia del libro e delle biblioteche). Il libro comunque è solo un punto di partenza infatti il suo racconto non si conclude nel libro stesso ma si apre verso il mondo della Rete: spesso questo professionista dell'informazione rimanda a video presenti su Youtube e al web in genere, dato che Le biblioteche raccontate a mia figlia è indirizzato a ragazzi, o come direbbe un sociologo e un bibliotecario a nativi digitali, ossia persone cresciute con le tecnologie digitali e quindi portati naturalmente ad integrare il mondo reale con il mondo virtuale.
Nelle prime pagine del libro l'autore spiega cos'è una biblioteca, cosa la differenzia da un museo e da una libreria per poi introdurci in una scoperta inattesa: la lettura non è la sola attività principale, perché in biblioteca si scrive, si naviga in internet etc..., ma soprattutto ci si incontra! Si incontrano persone che si conoscono e non, ma si incontrano soprattutto le idee contenute nei libri...se volete "incontrare" questo libro, venite nella sede di Città Giardino, è disponibile per il prestito.
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Gelato a mezzanotte - Torna all'elenco



copertina

Quanto è difficile crescere! E' questo quello che pensa Tati, una quindicenne che viene giudicata "sfigata" dai compagni perché il sabato sera non esce; nel suo tempo libero, infatti, preferisce andare a prendersi un gelato con la sua amica Daniela per colmare il vuoto di una vita che sente troppo stretta rapportandola a quella dei suoi coetanei.
Non ha un ragazzo e Fabio, bello e impossibile, non la degna neanche di uno sguardo; un giorno finalmente riesce ad uscire con lui, ma la situazione si ingarbuglia: la realtà spesso non è come noi vogliamo che sia!
Per Tati il gelato con la sua amica rappresenta un momento di divertimento ed evasione, per Barbara, anni prima, il gelato gustato a mezzanotte in compagnia di suo padre ha invece rappresento l'ultimo momento di complicità prima che il rancore prendesse il sopravvento.
Barbara è molto diversa da Tati eppure è sua madre.
In tutt'altra situazione storica Barbara ha vissuto la sua gioventù in maniera differente rispetto a sua figlia Tati: si è macchiata di un gesto ignobile nei confronti della sua insegnante di matematica e nonostante gli anni il rimorso è ancora un macigno sulla sua anima.
In "Gelato a mezzanotte", ultimo libro di Laura Tangorra, la narrazione si svolge contemporaneamente su due piani e due periodi lontani. L'uso del corsivo nel romanzo identifica l'adolescenza di Barbara. Questo è l'unico espediente dell'autrice per contrapporre due generazioni in cui il conflitto tra genitori e figli, nonostante il tempo che passa è, alla fine, sempre lo stesso.
Seguendo le vicissitudini di Tati e Barbara il lettore apprenderà un insegnamento valido ad ogni età, ma soprattutto utile per varcare la soglia del mondo degli adulti: "perdonare è un po' come togliersi una scarpa troppo stretta...il piede all'inizio ti resta tutto ammaccato, dolorante, però se hai pazienza, se lo massaggi con delicatezza, allora torna a distendersi e il sangue riprende a circolare. Presto scomparirà ogni traccia di quello che è successo, e anche il dolore resterà solo un vago ricordo".
Se essere madre vuol dire trasmettere il proprio bagaglio di vissuti, esperienze e contraddizioni, ma anche la capacità di riconoscenza, gratitudine e redenzione dai propri errori, Barbara ne è la calzante espressione.
Un romanzo delicato, semplice e scorrevole sui sentimenti.

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Caos a Qasrabad - Torna all'elenco



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Coinvolgente, meticcio e autoconclusivo: questi sono gli aggettivi scelti da Eugenio Saguatti per definire la sua opera prima, un fantasy con una suspense degna di un thriller e una trama consona ad un giallo.
Il chierico Wakancha, etnologo per passione, sta per scoprire il rito di iniziazione al mondo adulto dei giovani troll quando viene inviato come detective in una scuola di magia di Qasrabad. Il caso da risolvere è piuttosto complicato anche perché il protagonista ha orgogliosamente deciso di agire secondo i metodi tradizionali d'indagine e non affidandosi alle sue doti magiche.
Quattro studenti sono stati uccisi e la scena del crimine presenta sempre lo stesso terribile rituale negromantico. Il seme del sospetto è sparso ovunque: nel rettore, nei Verificanti (sinistro ordine di monaci), nello sceriffo della città, nel personale docente e non docente della scuola.
Proprio in concomitanza con i delitti risiede in città anche la potente maga Leena.
E' lei che ha trovato un oggetto proibito che promette il potere supremo ma che nasconde anche una maledizione? Le indagini si diramano in ogni direzione; sebbene serrate lasciano però al protagonista anche il tempo per stringere amicizie e per farsi affascinare dalla bella elfa Sunsweca, studentessa talentuosa quanto misteriosa. Il protagonista di questo libro dalla trama imprevedibile ci offre un grande insegnamento; a volte anche scegliendo la via più difficile si arriva con grande soddisfazione alla meta: infatti, Wakancha, dopo colpi di scena ed avventure mozzafiato, scoprirà grazie alle sue doti di arguzia e logica il colpevole.
Chi sarà? Lo scoprirete solo leggendo!
Vi sveliamo però che l'autore in un'intervista ha rivelato che sta scrivendo un'altra avventura e il protagonista sarà di nuovo Wakancha. Niente paura però non è il sequel di Caos a Qasrabad: Saguatti sembra essere allergico alle saghe.
Se siete appassionati di libri fantasy e volete leggerne uno nuovo e veramente particolare, venite a prendere in prestito questo fantasy atipico presso la sede di Città Giardino. Sicuramente non resterete delusi!
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Il panettone non bastò - Torna all'elenco



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L'abitudine di pubblicare articoli e novelle sul Natale nasce nell'Ottocento e si consolida nel Novecento. Durante il XX secolo, infatti, anche grandi scrittori italiani si sono cimentati sulle pagine di riviste e sulle colonne dei principali quotidiani con brevi racconti sulla festa più amata dell'anno. Il Corriere della Sera riserva, tra il 24 e 25 dicembre, a questi scritti d'argomento natalizio l'articolo di terza pagina ossia l'elzeviro.
Dino Buzzati (1906-1972) entrò al Corriere della Sera nel 1928 e ricoprì il ruolo di cronista, inviato speciale e anche redattore. Lo scrittore era solito trascorrere la notte della vigilia alla scrivania a chiudere e mandare alle stampe il quotidiano del 25 dicembre quindi spesso toccò proprio a lui firmare scritti, racconti e fiabe natalizie.
Nel 2004 la casa editrice Mondadori ha raccolto in ordine cronologico in un'antologia intitolata Il panettone non bastò tutta la produzione che lo scrittore bellunese, dal 1934 al 1971, ha dedicato al tema delle feste natalizie. La cifra surreale, magica e fantastica è da sempre la caratteristica principale dell'opera di Buzzati. Nulla è più magico del Natale, eppure Dino Buzzati, uomo dalla straordinaria preparazione culturale e dalla grande sensibilità, viveva questa festività con profonda insoddisfazione: non tollerava la corsa ai regali, il consumismo e il fatto che il 25 dicembre scattasse il grande armistizio universale cioè tutti buoni in quanto Natale.
I trentatré racconti contenuti nell'antologia mostrano che il vero senso del Natale è la condivisione dell'amore. E' questo l'ingrediente segreto della festa più importante dell'anno: Buzzati scrive il Natale ritorna ogni dodici mesi, allo stesso giorno 25, con precisione matematica, non è quindi una cosa molto rara. Tutti sanno come è fatto, tutti potrebbero descrivere in anticipo nei minuti particolari quello che accadrà nelle case rispettive. Eppure se ne resta sempre sbalorditi.
Sbalorditevi leggendo! Se per Natale volete farvi un bel regalo, regalatevi l'esperienza di una buona lettura! Venite a prendere in prestito nella sede di Città Giardino Il panettone non bastò. E' uno di quei libri da leggere non solo a Natale!
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Contro l'ora di matematica - Torna all'elenco



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Per molto tempo le finalità della Scuola sono state insegnare a leggere, scrivere e a far di conto; quindi è inevitabile che lo studio della lingua, della letteratura e della matematica seguono lo studente dalle scuole primarie alle secondarie e spesso anche all'Università... eppure la matematica, nelle sue svariate declinazioni (geometria, algebra, trigonometria, analisi etc. …) risulta essere tra le materie meno amate dagli alunni.
Questo mese la Biblioteca Comunale di Treviso presenta un libretto esplicitamente intitolato Contro l'ora di matematica, il cui autore, Paul Lockhart, professore di matematica, ha scatenato un vero e proprio putiferio sia tra gli insegnanti che tra gli studenti per la sua provocazione: restituire alla matematica la dignità di materia afferente non alle scienze, ma all'arte. Secondo Lockhart fare matematica vuol dire giocare con gli schemi, notare cose, fare congetture, cercare esempi e controesempi, sentirsi ispirati a inventare e esplorare, elaborare argomentazioni e analizzarle, e sollevare nuove questioni, eppure nulla di tutto questo viene fatto durante l'ora di matematica. Lockhart non è contro la matematica, ma è contro l'ora di matematica perché il metodo d'insegnamento fatto di formule da memorizzare ed esercizi da svolgere è obsoleto e frustrante tanto che solo in pochi arrivano a comprendere una materia che sui banchi di scuola, a qualunque livello, ci viene presentata come ostica e noiosa.
La situazione della didattica della matematica, a tutt'oggi, è la seguente: ci viene insegnata come se durante l'ora di letteratura si ripetesse a memoria il dizionario!
Keith Devlin, divulgatore scientifico, in qualità di prefatore di questo libro scrive che quest'ultimo dovrebbe costituire una lettura obbligatoria per chiunque si occupi professionalmente di insegnare la matematica, per ogni genitore che abbia un figlio in età scolare e per ogni funzionario scolastico o governativo che abbia la responsabilità relative all'insegnamento e anche di ogni studente, aggiungiamo noi! Devlin continua forse non vi troverete d'accordo con tutto quello che Paul sostiene, forse riterrete che il suo approccio all'insegnamento non possa essere adottato con successo da ogni insegnante, ma le sue parole saranno senz'altro un ottimo spunto di riflessione perché come afferma Marcus du Sautoy, docente di matematica presso l'Università di Oxford, la matematica è il cuore di tutto ciò che vediamo e facciamo; quindi l'ora di matematica è importantissima perché ci svela lo strumento più potente mai creato dagli esseri umani per orientarsi nel mondo selvaggio e complesso in cui viviamo.
Pensateci la prossima volta che il vostro insegnate entra in aula ma, soprattutto, venite a prendere in prestito questo libro presso la sede di Città Giardino!

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La volpe e la bambina - Torna all'elenco



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Questa volta la Biblioteca Comunale di Treviso non vi consiglia la lettura di un libro, ma la visione di un film.
Sì, in biblioteca non ci sono solo libri ma anche tanti dvd, oltre 500.
Dopo il premio Oscar per  La marcia dei pinguini il regista Luc Jacquet lascia i freddi ghiacci del Polo Sud per ambientare tra gli incontaminati paesaggi delle montagne francesi e quelle del Parco Nazionale d'Abruzzo una storia dal sapore di una favola intensa e poetica.
Un giorno una bambina dai capelli rossi e dalle graziose lentiggini, nel percorso casa-scuola, incontra una volpe. Lei la guarda, e l'altra ricambia il suo sguardo. E' quello il momento magico in cui la bambina che vive in una casa nel bosco, decide che quella sarà la sua volpe...ma si può addomesticare una volpe?
Il film La volpe e la bambina risponde proprio a questo quesito insegnandoci con commozione, stupore e riflessione una grande lezione di vita: se ami qualcuno lascialo libero.
La protagonista del film, solo dopo avvistamenti, appostamenti e una serie di peripezie, capirà quanto è preziosa la libertà per chi è nato senza guinzaglio. Un'amicizia a tutti i costi comporta, anche se involontariamente, il superamento del labile confine che esiste tra amare e possedere, facendo così soffrire proprio chi si vuole bene.
Gli animali non sono giocattoli: amare un animale contempla il rispetto dei suoi ritmi. Sempre.
Senza troppi sentimentalismi Luc Jacquet narra il legame conflittuale e paradossale che unisce l'uomo all'animale selvatico che anche se supera la diffidenza propria della sua indole, vuole conservare la sua dignità, fierezza e libertà. Per i toni pacati della narrazione questo film, nato da un'esperienza autobiografica del regista, cattura il pubblico di ogni età con una rasserenante morale della favola che insegna il rispetto della natura, dell'altro e della fragilità dell'essere umano.
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T-shirt: il tatuaggio di stoffa - Torna all'elenco



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Con l'arrivo della bella stagione, nel guardaroba i maglioni e le felpe sono stati sostituiti da capi più leggeri e tra questi primeggiano sicuramente le pratiche e casual t-shirt. Chi nel proprio armadio non ne ha almeno una? Di cotone, bianca o colorata, unico fondo o con appariscenti scritte la T-shirt rappresenta un vero e proprio must dell'abbigliamento. C'è chi ne colleziona e chi su YouTube riesce a piegarne una in 2 secondi. Claudio Spuri, grafico pubblicitario e fan della maglietta, ci illustra in un libretto di 111 pagine la storia della più grande rivoluzione nel campo dell'abbigliamento e più in generale del costume: la t-shirt infatti, insieme ai jeans, ha scardinato la teoria per cui nella società la moda si diffonde per imitazione dall'alto verso il basso, cioè dal ceto dominante a quello inferiore. In principio furono i soldati a indossare una maglietta intima a maniche corte, poi gli sportivi. Per la comodità e l'informalità venne scelta come divisa dagli operai ma presto questi iniziarono ad utilizzarla anche nei momenti di relax, fuori dalle fabbriche. Negli anni '50 il Cinema portò la t-shirt a diventare vero e proprio oggetto di culto, simbolo di protesta giovanile verso un ordine precostituito: i ragazzi cattivi Marlon Brando e James Dean la mostravano prepotentemente bianca. Il boom di diffusione e di successo della maglietta sono però gli anni'80 e da allora questo capo d'abbigliamento è sempre rimasto sulla cresta dell'onda. La grande intuizione che ha permesso alla t-shirt di passare da indumento intimo a esterno è stata considerare la sua superficie come uno spazio da riempire: facendo apparire su di essa slogan pubblicitari, loghi, foto di condottieri rivoluzionari, messaggi verbali, simboli grafici questo capo d'abbigliamento diventò presto un mass-media dalla grande potenzialità evocativa e comunicativa. La maglietta è anche una seconda pelle, un'estensione del proprio corpo nel senso che le attribuirebbe il sociologo Marshall McLuhan. Un vero e proprio tatuaggio di stoffa, che in molti casi, senza che chi la indossa forse nemmeno lo sappia, comunica la propria identità. Basta quindi una maglietta per esplicitare il mood (il modo di essere) di chi la indossa. ...e allora, dimmi che t-shirt indossi e ti dirò chi sei! Magari potete scoprirlo leggendo questo scorrevole libro.
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Sogni di robot - Torna all'elenco



copertina

Un robot che dorme e per di più sogna! Che stranezza: il sonno appartiene agli esseri viventi. Da quando l'intelligenza artificiale ha bisogno di ricaricasi in questo modo? I robot sono stati creati per non avere bisogni fisiologici ed emozioni: quindi non dormono, dunque non possono sognare e allora perché sulla copertina del libro che stiamo per recensire è raffigurato un robot languidamente assorto nel sonno? L'ha disegnato Ralph McQuarry (conceptual artist di film entrati nella storia della cinematografia come la trilogia di Guerre stellari, E.T. e Coocon) ispirandosi a Elvex, il protagonista del racconto dell'omonima antologia: Sogni di robot. Elvex sogna dal momento in cui ha la consapevolezza di essere vivo. Solo la robopsicologa Susan Calvin comprenderà il potenziale distruttivo della sua dimensione onirica. La fantascienza è stata considerata per lungo tempo un genere di serie B: racconti e romanzi brevi di contenuto fantascientifico uscivano generalmente sui supplementi domenicali dei quotidiani e su riviste di svago. La critica per molti anni non ha voluto vedere che la fantascienza aveva radici profonde nella fiction ottocentesca (basti pensare a Jules Verne) e che anche grandi penne si sono cimentate in questo prolifico genere. Lo scrittore che ha permesso di fare il salto di qualità alla fantascienza è stato senza dubbio Isaac Asimov. Sogni di robot è la migliore antologia di racconti che lo scrittore russo-americano ha realizzato mantenendo la sua caratteristica cifra: inserire in narrazioni visionarie, a volte profetiche, vere nozioni di scienze e tecnologia. Ventuno racconti, tra cui L'ultima domanda (Asimov stesso lo considerava la sua migliore narrazione) e Il piccolo robot perduto da cui è stato tratto il soggetto del film Io, robot ci portano in un futuro possibile che può essere monito al presente. Gli ingredienti della fantascienza sono sempre i soliti: culture aliene, super computer, robot, macchine intelligenti e uomini che aspirano ad avere poteri straordinari, eppure Asimov li espone con un'originalità assoluta. Se siete appassionati del genere fantascienza venite a trovarci in Biblioteca! Alla sede di Città Giardino gli appassionati della settima arte gradiranno trovare in mediateca alcuni DVD di fantascienza; invece, chi preferisce lasciarsi cullare nel piacere della lettura, potrà prendere in prestito il libro appena recensito.
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L'enciclopedia della Terra - Torna all'elenco



copertina

La Biblioteca Comunale di Treviso vi consiglia un'enciclopedia; ma, se state immaginando grossi tomi in cui cercare lemmi dal significato oscuro siete di gran lunga in errore. L'enciclopedia della Terra infatti è un'opera, edita dal Touring, che coniuga l'accuratezza informativa tipica di un'enciclopedia con spettacolari fotografie che fanno sognare di visitare luoghi in cui la Natura è veramente protagonista. Immagini a volo d'uccello di anse di fiumi, lande desolate, foreste, vulcani arricchiscono le sei sezioni che compongono la pubblicazione che, partendo dalla spiegazione della nascita del sistema solare e del nostro pianeta, analizza i quattro elementi (fuoco, terra, aria, acqua) che sono stati determinanti per una delle specificità principali di quest'ultimo: la Terra infatti è il solo corpo planetario noto per la presenza attuale di vita. Nell'ultima sezione di questo volume si indaga appunto il fattore Uomo: i vari autori (tutti eminenti scienziati e divulgatori scientifici) spiegano come l'ambiente ha influenzato le dinamiche sociali, ma anche come l'Uomo si rapporta con il proprio Pianeta spesso in maniera sconsiderata, tanto che proprio le ultime pagine delle 608 complessive sono dedicate allo sfruttamento delle risorse ambientali e ai possibili scenari futuri poiché le principali risorse energetiche attualmente in uso non sono rinnovabili. Riuscirà l'Uomo ad adottare su larga scala le alternative che in questi anni sta sperimentando? E' utopico pensare ad un domani in cui vi sarà la massima cooperazione tra i popoli in politica di tutela dell'ambiente? Questo libro, nonostante il forte apporto didattico delle discipline afferenti le scienze della terra (geografia, vulcanologia, geologia, paleontologia, climatologia, idrogeologia ed ecologia) può essere letto come un vero e proprio inno d'amore a Gaia, il pianeta che vive.
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Ultimo aggiornamento 15 / 04 / 2014

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