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Dematte'  

SCHEDA BIO-BIBLIOGRAFICA

a cura di Francesca Demattè


Poeta e scrittore, uomo di scuola e di cultura, Enzo Demattè nasce a Trento il 6 dicembre 1927 e muore a Treviso l'11 ottobre 2014. Per ricordare la sua figura e la sua opera la città ha voluto intitolare la BRaT alla sua memoria

Della città alpina è originario il padre, impiegato nelle Ferrovie dello Stato, mentre in realtà in quegli anni la famiglia vive a Venezia, da dove si trasferisce solo nel 1934 per raggiungere Fortezza, in Alto Adige.

L'approdo a Treviso avviene nel 1939: la terra trevisana, la gentile eleganza delle sue architetture, dei campi coltivati come giardini, la luminosità acquea dell'estate coincidono con il risveglio dell'adolescenza, turbata solo in parte dall'imminenza della guerra.

La pianura, con i suoi orizzonti aperti e le sue tante risorgive, gli sollecita le curiosità per il paesaggio, per la storia degli uomini che la abitano, per tutte le loro opere e favorisce i bisogni di socialità, l'impegno da rivolgere verso tutto ciò che si presenta con i caratteri della scoperta.

A guerra finita, nel 1946, il percorso di appropriazione del territorio inizia con lo scoutismo: un gruppo di giovani amici con i quali riparte a Treviso l'Associazione Scout Cattolici Italiani, dopo i divieti fascisti. E poi, dopo la laurea in Lettere classiche a Padova e la scelta dell'insegnamento, si conferma nel primo libro dedicato agli aspetti meno evidenti della vita di una comunità, come quella trevigiana del secondo dopoguerra già in trasformazione. È con Girandole dei camini trevisani, una monografia d'arte premiata dall'Associazione Stampa Trevigiana nel 1957, che comincia la scrittura e la ricerca di Demattè rivolta a temi, autori, artisti, toponimi, lingue, usi, costumi e tradizioni della regionalità e identità venete. Ma la vena narrativa dell'autore si presenta subito dopo, nel 1958, con La valle coi santi alle finestre, un romanzo breve ambientato nella Val Agordina.

Sono gli anni Sessanta: anni fra i più fertili per la natura appassionata e filologicamente attenta dello scrittore, sensibile alle tante voci presenti nel territorio che stimolano la scrittura come impegno e testimonianza rivolti a microcosmi in via di estinzione. Demattè si misura perciò con la poesia in dialetto: escono due poemetti nell'idioma trevisano, El sorgoturco, Premio Marta nel 1963, Tera (1966), e tre raccolte di poesie in lingua italiana, Acqua piovana (1961), Giorni dispari (1963), Pagine e terra (1967). E ancora un saggio, Fiere e Mercati per i bei volumi di Treviso Nostra, nel 1964.

La prossimità con il mondo della scuola e dei giovani lo convince dell'importanza della narrazione, adottando non più il punto di vista dell'adulto ma quello dei ragazzi protagonisti delle storie che comincia a scrivere. Il romanzo Il regno sul fiume, Premio Giana Anguissola 1967, arriva al pubblico nazionale anche attraverso la pubblicazione a puntate sul Corriere dei Piccoli. Il suo impegno politico, in quegli stessi anni, realizza sul versante della città di Treviso, la Biblioteca per i ragazzi che chiamò “La Curiosa”.

La vena narrativa di questo trevigiano d'adozione, come lui amava definirsi, scorre durante tutti gli anni Settanta, che vedono uscire per l'editrice Mursia Io e la capra (1970), Gente di confine (1974), Un ragazzo chiamato Friuli (1977), tre romanzi dove lo sguardo si allunga al mondo triveneto, avvicinato e interrogato sempre dalla condizione giovanile dei protagonisti. Ma non è solo questa la strada battuta in quegli anni. Così come per conoscere un territorio non basta disegnarne la mappa.

Gli anni Settanta sono anche quelli della riflessione sul contributo della cultura veneta alla poliedricità del patrimonio letterario nazionale: Trecento lettere di Giovanni Comisso a Maria e Natale Mazzolà (1972), premiate dall'Accademia dei Lincei con la medaglia d'oro, portano alla luce il quadro ricco e vario di questo arricchimento attraverso l'esperienza di uno scrittore trevigiano come Comisso. Nella corrispondenza con i Mazzolà curata da Enzo Demattè, lo scrittore finemente indaga l'anima autentica di Giovanni Comisso e le radici della sua creatività. Nel 1976 esce L'estate cattolica dove si riuniscono nel titolo due racconti lunghi La Fotografa e La Tettoia.

Le produzioni degli anni Ottanta confermano l'intreccio del piano della ricerca esistenziale e della sperimentazione linguistica che si erano andati tracciando fin dall'esordio. Ancora poesia in dialetto veneto con La Dogaressa Marina (1984), in lingua italiana, Rosa rosae (1986), narrativa per ragazzi, con Olive nere, Premio “Le Palme d'Oro” nel 1984. Ma è nel romanzo Passione di Vallarsa (1984), che si saldano le linee di forza della sua opera: le radici e la terra, la sensualità, la cultura cattolica, il dovere della testimonianza.

Il passaggio alla produzione successiva è segnato da un distacco, quasi un bisogno di prendere le distanze da quella trasformazione del territorio e della sua antica vocazione che avevano segnato l'incontro originario.

A Parigi, dove Demattè si stabilisce nel 1987 per ragioni professionali, come Ispettore Generale della scuola italiana in Francia, presso l'Ambasciata d'Italia, la revisione delle molte e varie esperienze con le quali si è misurato, trovano uno spazio di decantazione: la poesia e la narrativa nelle quali i valori autentici del mondo incontrato dopo la guerra avevano avuto una qualche esternazione, sono irrimediabilmente perduti, come alcuni cari amici con i quali erano stati condivisi.

Alla poesia Demattè ritorna un'ultima volta, chiamandola quasi a risarcire la vita: La Zosagna (1994), è la raccolta che esprime la coscienza della perdita, mentre l'amore per la terra diventa la storia di Preganziol: un profilo e oltre (1992).

Gli ultimi anni dello scrittore sono dedicati a biografie di uomini trevigiani che, in misura diversa, hanno intrecciato nelle loro esistenze valori civili, spirito di servizio e amore per l'esistenza in terra trevisana: Lorenzo Crico: la pietà economica (1990), Giacomo Agostinetti. Cento e dieci ricordi che formano il buon fattor di villa, Luigi Coletti: L'arte di Tomaso da Modena (1999), Antonio Caccianiga, l'eremita di Saltare (2002), Giuseppe Bianchetti, l'Alcibiade di Treviso (2004).

Bibliografia tematica delle opere principali

Letteratura giovanile:

Il regno sul fiume, 1968 – Premio Giana Anguissola 1967

Io e la capra, 1970

Gente di confine, 1972

Un ragazzo chiamato Friuli, 1977

Olive nere, 1984

Poesia in lingua e nei dialetti veneti:

Acqua piovana, 1961

El sorgoturco, 1963 – Premio Marta dell'Ateneo Veneto

Giorni dispari, 1963

Pagine e terra, 1967

La dogaressa Marina, 1984

Rosa rosae, 1986

La zosagna, 1994

Narrativa

La valle coi santi alle finestre, 1958

L'estate cattolica, 1976

Passione di Vallarsa, 1984

Studi e saggi critici dedicati alla regionalità e identità venete

Girandole e camini trevisani, 1961

Fiere e mercati, in Treviso Nostra, 1964

Trecento lettere di Giovanni Comisso a Maria e Natale Mazzolà, 1972

Cent'anni di matrimonio nella campagna trevisana, 1983

Dialoghi rusticali di Lorenzo Crico, 1990

Preganziol: un profilo e oltre, 1992

Cento e dieci ricordi di J. Agostinetti, 1998

Introduzione a L'arte di Tommaso da Modena di L. Coletti, 1999

Hanno scritto di lui:

Testimonianze

Il regno sul fiume, Mursia 1968
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Questo romanzo tocca temi ancora attuali e sentiti nel mondo moderno, su cui il ragazzo si affaccia con tutta la carica della sua vitalità affettiva, scontrandosi con le prime, rivelatrici esperienze della gioventù. Il tema dominante è quello dell'amicizia, ma un posto di primissimo piano è occupato dalla famiglia e dalla scuola, che entrano come componenti essenziali nella formazione dei giovani: famiglia e scuola che si presentano qui in un contesto vivacemente anticonformista, proprio perché rivissute con spirito critico, e con un realismo che nulla concede alla retorica convenzionale. Tutto questo, sul filo conduttore di una narrazione serrata e avvincente, che rispecchia il mondo umano e poeticamente lo trasfigura.


Io e la capra, Mursia 1970

Ambientato in un lembo di campagna veneta verso la fine del ‘700, questo romanzo si svolge in un quadro storico ben determinato, ma si sviluppa secondo i modi e la tecnica di un «giallo». Il punto di partenza è l'uccisione (ad opera di ignoti) di una capra maestosa. Il fatto provoca liti furiose tra contadini e pastori, e un'indagine (o inquisizione) condotta dalle autorità competenti. Il vero tema del libro è però la «maturazione» psicologica e umana di Nizzetto, un ragazzo che si trova coinvolto nella vicenda e che scopre via via, al di fuori e dentro se stesso, la realtà della vita e delle cose. Il romanzo a sfondo storico, e con una punta di giallo, diviene così anche un romanzo psicologico, stupendamente orchestrato nella cornice di un ambiente tutto visto e risentito con gli occhi e il cuore di un ragazzo. A ciò si aggiunge un fascino tutto particolare, la poesia della campagna o, più esattamente, del paese: della sua gente, dei suoi valori, della sua povertà e dignità. Una poesia che circola in ogni pagina, conferendo al libro quella unità spirituale che è propria di ogni opera d'arte.


Gente di confine, Mursia 1972
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Il romanzo, ambientato in un paese delle Alpi intorno alla fine del XIX secolo, ha come personaggi principali un geografo e una bambina di nove anni, figlia di un contrabbandiere; e come terzo, grande protagonista, il paese, sul quale insiste l'indagine dell'autore.

Lo sviluppo del racconto è semplice e attraente, al centro del quale c'è una vicenda misteriosa in cui è stato coinvolto il padre della bambina. Sfilano figure di genuina umanità e naturalezza: il mercato ambulante, il giovane maestro di montagna, il maresciallo Papa, il vagabondo bugiardo Pavarùl e l'oste Celestino.

Mentre il geografo Bassanelli rivede la propria scienza alla luce dell'esperienza dei montanari, noi riviviamo i momenti fascinosi delle redazioni geografico-alpinistiche di un tempo andato, e riproviamo l'emozione «antica» di cose oggi scontate, come imparare a leggere o visitare una città. Tutto nella grande cornice della natura che fa da sfondo a un messaggio di comprensione fra gli uomini.


Un ragazzo chiamato Friuli, Mursia 1977

Aurelio Tonùt è un ragazzo dodicenne, nato e vissuto in un paese del Friuli, e sebbene sia figlio di emigranti non è mai uscito dalla sua terra, né ha mai visto il mare. Da una realtà familiare e ambientale che egli pone al centro del proprio mondo, Aurelio viene sbalzato fuori in modo violento dal terremoto; da allora, con l'aiuto discreto del suo maestro e di nuovi amici, cerca di ricomporne i frammenti, prendendo coscienza dei valori, dei significati e insieme dei limiti di quel mondo improvvisamente scomparso. Così il ragazzo diventa «Lelo Friuli», e tutta la sua vicenda ruota intorno alla ricostituzione di un'unità spirituale che trasformi la fedeltà in convinzione e l'abitudine in coerenza. Senza venir meno ai sentimenti della propria età, Lelo trova nella varietà della tendopoli (aperta agli incontri e alle esperienze di profughi, soldati e volontari di diversa origine) motivi di riflessione e confronto, che si traducono in una crescita, al termine della quale il ragazzo arriva a possedere interiormente quel mondo scomparso all'esterno, e insieme a collocarlo in un orizzonte di più ampio respiro. Il processo di questa maturazione è seguito dall'autore del romanzo con delicata analisi, pari alla vivacità di scrittura, e proiettato sulla realtà inconfondibile del Friuli, espressa con rara competenza in tutti gli aspetti umani, storici, sociali e naturali.


Olive nere, Mursia 1984
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Questo romanzo narra la storia di una famiglia pugliese emigrata per lavoro in Germania. In questa cornice, spicca (quasi un romanzo nel romanzo) la storia di Vita, una tredicenne immobilizzata su una carrozzina, ma che non si arrende al male e lotta con tutte le sue forze per recuperare il proprio corpo, le proprie gambe, paralizzate da un incidente occorso alcuni anni prima. Vita non si sente diversa per il proprio infortunio, né la famiglia glielo fa pesare con atteggiamenti pietistici; Vita si considera uguale agli altri, e giunge persino a prodigarsi per essi come fa per Yazmin, la ragazza turca divenuta sua amica, e con il fratello di lei, ingiustamente imprigionato, fino a risolvere – proprio lei – il nodo centrale del segreto su cui si regge l'intero romanzo.

Un'opera estremamente positiva, dove il tema dei portatori di handicap si sviluppa e si intreccia con altri temi, come quello della disoccupazione e della emigrazione, e si arricchisce di infiniti spunti di osservazione e di riflessione (anche sulla vita e i costumi di una metropoli straniera qual è Francoforte) nello spirito virile di un ottimismo vitale e fattivo.

Ultimo aggiornamento 16 / 04 / 2018

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